Chapeau per Veltroni, un signore.
Ha preso in mano, unico in grado di farlo, un partito che non c’era, in enorme crisi populistica (la casta e quelle menate là dimenticate nel giro di 1 settimana) e l’ha portato al 33% con punte sopra al 40-50% nelle zone rosse. Una sconfitta che era segnata al fallimento definitivo del prodismo. Da quel momento in poi ha commesso una serie di errori anche clamorosi.
Si è trovato il gruppo dirigente che lo appoggiava nelle stanze del PD contro sui giornali. Lo hanno scientificamente logorato e lui non ha mai dato una scossa un colpo d’ala (cacciare la Binetti, azzittire i capetti). Qualcosa ha provato, ma la sensazione era che fosse un pugile suonato incapace di rispondere alle sberle dei suoi massaggiatori (l’avversario ci guardava sorridente come sempre).
Si è dimesso. Si è assunto le sue responsabilità e si è dimesso. Due cose che non fa mai nessuno in Italia. C’è sempre un arbitro, la malasorte, il destino, il momento, la gente che non capisce. Invece no: è colpa mia, ha detto. Ha fatto bene oggi come oggi Veltroni non poteva più continuare ad essere segretario del PD senza condannare il PD alla morte. E Ora?
Ora la classe dirigente che faceva calcoli sulla nostra pelle (di iscritti) si assumesse le responsabilità che le competono. Si annunci la convocazione della consulta democratica (da statuto non esiste il congresso) e si parta con la nomina del nuovo segretario. Un segretario che questa volta incarni una linea politica. Voglio votare per un candidato con una politica ben incisa nel suo DNA e non un candidato arlecchino appoggiato da tutti.
La cosa importante dunque è quale politica. Voglio un PD maggioritario che non faccia alleanze ridicole con l’UdC di Cuffaro o con Rifondazione di Ferrero, voglio un PD uninominale e orizzontale che sia radicato nei territori attraverso i circoli, ma che lasci ai singoli territori autonomia e responsabilità della propria azione politica, voglio un PD laico che riconosce i diritti per quello che sono: difesa della libertà individuale e non bandierine da imporre, voglio un PD repubblicano che rispetti, difenda e promuova i valori costituzionali che sono alla base di un sano patriottismo ed europeismo, voglio un PD sociale che si occupi dei deboli senza il paraocchi della storia andando a cercare i deboli anche laddove prima non c’erano, voglio un PD dove merito e responsabilità siano i parametri per scegliere il personale politico, voglio un PD dove sia possibile l’alternanza tra un pensiero liberaldemocratico ed uno socialdemocratico senza isterismi.
Si può fare.