La banda larga e' ferma in Italia

the interwebsLo stop all’investimento di 800 milioni nella banda larga ha riportato alla ribalta della discussione nazionale sull’Italia la competitività tecnologica del paese. Il CIPE, infatti, ha congelato il “piano Romani”, dal nome del Ministro per le Comunicazioni, per portare la banda larga a 20 Mbit al 96% della popolazione entro il 2012. Un piano ambizioso, considerata la crisi ancora in atto, ma allo stesso tempo anche uno sforzo minimo se paragonato con quanto si sta facendo in UE.

Infatti il piano Romani servirebbe più a recuperare il gap creatosi che a rilanciare l’Italia tra le capofila della UE. Oggi il 12% degli italiani non può nemmeno avere accesso a 2 Mbit. In Europa la Germania progetta di portate una connessione a 50 Mbit al 75% della popolazione entro il 2014, in Francia a 4 milioni entro il 2012, mentre in Usa la banda larga è già disponibile per il 95% della popolazione.L’Italia non è all’avanguardia: lo si capisce anche dalla mancanza nella legislazione di una definizione di banda larga. La commissione europea usa il termine banda larga come sinonimo di connessione veloce, quindi quella assicurata dalle fibre ottiche, che possono trasportare dati fino a 1 Terabit (cioè 1 milione Mbit). Attraverso questi cavi possono passare, in digitale, telefonate, connessioni internet, fax, radio, canali tv, videoconferenze, etc. In pratica le fibre ottiche consentirebbero di spostare via cavo una moltitudine di attività che oggi vengono trasmesse via etere (si pensi alla tv o alla radio) e di migliorare le prestazioni di vecchi servizi (come le telefonate che potrebbero costare tutte allo stesso modo sia che si chiami in USA o al piano di sotto). E’ evidente che una tale convergenza va a vantaggio non solo dei cittadini, ma ancor più delle imprese soprattutto se ad un potenziamento della rete corrisponderà una crescita dell’offerta del settore pubblico. Non a caso il piano Romani era un importante corollario per il lancio dei servizi via internet della pubblica amministrazione, come previsto dal piano Brunetta “eGovernment 2012″.
Perciò quando è arrivato l’annuncio di Gianni Letta che i fondi per la banda larga saranno disponibili a crisi finita, si può  comprendere la delusione non solo di Confindustria e Sindacati (interessati ai 50 mila posti di lavoro che si creerebbero con i cantieri), ma anche del mondo internet. La replica di Confindustria è stata centrata sulla necessità di investire nella banda larga per riattivare la filiera dell’ICT e gli investimenti in innovazione digitale delle imprese. Il calcolo di Confindustria è che per ogni euro investito se ne producono due di aumento di attività economica e di Pil. L’osservatorio Assointernet invece sottolinea l’importanza della banda larga per uscire dalla crisi e creare posti di lavoro.
L’introduzione e la diffusione della banda larga non è solo un fatto di finanziamenti e il caso francese può insegnarci molto. La Francia non è mai stata in prima fila nello sviluppo tecnologico: indietro sia nella diffusione del telefono che nella diffusione di internet. Ora però l’amministrazione Sarkozy ha voluto colmare il gap che li separa dalla Germania. Il primo caposaldo dell’azione francese è stata la concorrenza: tramite un’Authority delle telecomunicazioni è stato aperto davvero il mercato. L’operatore storico è stato perciò costretto a fronteggiare nuovi concorrenti dinamici e innovativi. Ad esempio, la società Free ha presentato un’offerta chiara e leggibile: 29,99 euro al mese per 28 Mbit. Una cifra che non è mai cambiata, malgrado l’offerta si sia arricchita. Gli effetti sono che l’operatore storico, Orange, controlla solo il 49% del mercato, mentre il resto è appannaggio di Neuf, Free e di società più piccole. L’altro fattore determinante è stato l’impegno di comuni e dipartimenti che hanno fatto pressione su France Télécom per investire e estendere la banda larga a tutto il paese. France Télécom ha dovuto investire un miliardo di euro.
Quello che serve all’Italia è quindi invertire la tendenza che ci vede fanalino di coda anche in questa classifica. Un cambio di rotta culturale che ci faccia guardare allo sviluppo delle reti telematiche soprattutto per i servizi ed i contenuti da proporre. In Finlandia la banda larga è un diritto legale: Helsinki ha deciso che tutti i cittadini devono contare su almeno 1 Mbit, da estendere a 100 Mbit entro il 2015.

In un mondo sempre più  interconnesso non è possibile per un’impresa italiana competere con una europea dotata di banda larga, di una pubblica amministrazione online con una vasta gamma di servizi accessibili in poco tempo. Per un cittadino la convergenza su un unico cavo potrebbe voler dire più offerte che cumulino insieme abbonamento al telefono, alla tv, ad internet con una riduzione dei costi e soprattutto con una crescita della qualità e un rapporto più immediato con la pubblica amministrazione.

Il mix che può  portare l’Italia e le imprese a competere ad armi pari sono sicuramente maggiori investimenti pubblici, ma anche più concorrenza ed enti locali e pubblica amministrazione attenti alle nuove opportunità  che si stanno aprendo in un mercato sempre più online. Un ragionevole mix di mercato e Stato, in una fase di crisi come quella attuale, possono trovare le risorse necessarie per attivare un volano, la rete, che dovrebbe poi autoalimentare la propria crescita.

CONSIGLI

La banda larga è in grado di ridurre l’inquinamento lo sostiene l’American Consumer Institute. Gli scambi telematici eliminano quelli fisici: meno automobili, meno importazioni di petrolio e meno 11% di CO2 prodotto. Un risparmio calcolato attorno a 588 milioni di tonnellate di gas dannosi.

Perche’ non scarico un file di 8 Mega in 1 secondo con una connessione a 8 mega? Perche’ in un caso parliamo di MegaByte e nell’altro di MegaBit. Il primo e’ l’unita’ di misura che indica la capacità (quindi velocità) di trasmissione dei dati su una rete informatica: 1 megabit = 1000 kilobit = 1.000.000 bit. Il MegaByte invece e’ composto da 1000 Kilobyte = 8.000.000 bit.

Con il termine ultimo miglio, si intende la tratta di cavo che connette le centrali telefoniche agli utenti finali. Causa dei costi di messa in opera dei cavi coprenti l’ultimo miglio e soprattutto a causa dei vantaggi economici, per un operatore telefonico, che derivano dalla sua proprietà. Attualmente Telecom Italia parte da una posizione di pratico monopolio in tutte le città d’Italia, tranne Milano, dove Fastweb, che ha adottato le connessioni con fibra ottica, raggiunge con il suo cavo i singoli suoi utenti. (pubblicato su Informaconsumatori)