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Quando penso a Fini penso all’uomo che stava nella centrale dei carabinieri a dirigere il massacro del G8 di Genova, penso all’uomo che ha dato il nome alla più razzista legge sull’immigrazione (la Bossi-Fini), all’uomo che ha capeggiato l’assalto della destra sociale e fascista a Roma nel 1993 (destra che ora la governa Roma, ndr), l’uomo che con Giovanardi ha eliminato la differenza tra droghe leggere e droge pesanti (per cui se coltivi una pianta, non usi nè produci droge, ma semplicemente coltivi una pianta, rischi fino a 6 anni di carcere!). Fini però è anche quello che doveva rompere con Berlusconi una mezza dozzina di volte (ricordate l’elefantino con Segni?) e poi è sempre ritornato all’ovile.
Fare un’alleanza democratica e costituzionale con Fini? No, caro Bersani, si rilegga Bobbio e faccia politica partendo dalle differenze tra destra e sinistra. La difesa della costituzione è qualcosa di implicito che non va sancito con alcuna alleanza.
La politica e lo spontaneismo. Sono giorni strani questi. Dopo anni che mi batto per aumentare la partecipazione all’interno della politica e quindi soprattutto dentro i partiti, mi trovo in mezzo ad una serie di discussioni dal sapore, per me, un po’ amaro. La manifestazione del 5 dicembre contro Berlusconi ha provocato un turbinio di polemiche in merito alla mancata partecipazione del PD. Si accusa Bersani di inazione, di scarsa sintonia con il proprio elettorato (che diventa subito popolo), di fare il primo della classe. In tutta sincerità non posso che essere dalla parte del segretario.
La linea politica portata avanti da Bersani, che io non ho votato, punta tutto sull’apertura di un tavolo con l’UdC e con i partiti a sinistra del PD. Un rapporto talmente forte da poter sacrificare l’IdV di DiPietro. A fronte di questa scelta non avrebbe molto senso accodarsi in piazza a DiPietro. Inoltre c’è la questione del ruolo che il PD deve avere in qualsiasi alternativa al governo: la guida. Il PD non può permettersi di essere subalterno pena la sua evaporazione elettorale. Pertanto non può accettare di non essere promotore delle iniziative che porta avanti. Così cade ogni ragionevole motivo per partecipare alla manifestazione del 5 dicembre. Chi sostiene che c’è l’antiberlusconismo come motivo dimentica che il PD è l’unica forza presente in tutta Italia che fa azione politica contro questo governo non il 5 dicembre, ma tutti i giorni. E si dimentica che un partito che volesse andare al governo sfruttando la bandiera dell’antiberlusconismo farebbe un danno alla coalizione e al futuro governo. E’ una chiara agenda di riforme che ci riporterà al governo, non l’essere contro qualcuno o qualcosa.
le conclusioni di Bersani all’assemblea nazionale del PD e il discorso di apertura di Bersani all’assemblea nazionale del PD.
Bersani dì qualcosa. Mentre Rutelli se ne va nel silenzio generale, oggi Cacciari annuncia di non voler avere più un ruolo nel PD di D’Alema. Silenzio. Mi aspetterei che Bersani dichiarasse chiaramente cosa vuole fare: un partito identitario? Dica di quale identità si sta parlando così ognuno si regola. Inoltre non trovo dignitoso che uno a 50 e rotti anni non trovi imbarazzo nell’essere considerato “in mano” a tizio o caio. Ogni silenzio apre crepe nel progetto del PD. Ogni crepa fa disperdere preziose energie che invece servirebbero per rialzarci e andare avanti. Vorrei un po’ di chiarezza in più sul partito.
