Tagged: sinistra RSS

  • Stefano Minguzzi 13:30 on 05/09/2010 Permalink | Reply
    Tags: , , , mazzini, , progresso, sinistra, , viroli   

    Letture democratiche 

    Questa estate mi sono potuto rilassare e dedicare a pochi, selezionati, svaghi tra i quali la lettura. Nell’ordine: Giuseppe Mazzini, Pensieri sulla democrazia in Europa, Viroli, La libertà dei servi e Krugman, La coscienza di un liberal. Tre letture che mi hanno fatto respirare l’aria pura dei valori della sinistra italiana, europea e mondiale, le grandi idee del nostro tempo: la democrazia, il progresso, l’uguaglianza.
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  • Stefano Minguzzi 09:36 on 05/08/2010 Permalink | Reply
    Tags: , , compromesso, , , , sinistra,   

    La resistibile ascesa del terzo polo 

    (More …)

     
    • Fumoazzurro 11:30 on 05/08/2010 Permalink | Reply

      Tristemente condivisibile

    • Stefano Minguzzi 09:56 on 03/09/2010 Permalink | Reply

      Concordo con te che il terzo polo non è di centro ma di destra. E concordo anche sul fatto che il fallimento del PD non è insito nella nascita del terzo polo. Idem sul fatto che sia uno slittamento del PDL a generarlo. Detto ciò il PD però rimane ai margini del gioco politico e, benché indebolita, l'alleanza PDL+Lega rimane maggioritaria nel paese.
      Tornando al PD, un PD che non sia un partito maggioritario all'americana (con vari anime al suo interno, ma con una forte democrazia interna che nel PD non si è mai vista) deve essere per forza un partito identitario e quindi una identità diventerà la principale (al momento laburismo del partito del lavoro di Bersani) e le altre fuori. Se completiamo il quadro creando una coalizione con altri partiti identitari, eccoti il PD al 24% e gli inutili cespugli riportati in parlamento con il 2-3%.

      Inoltre, e qui mi pare che siamo d'accordo, un partito che confonde alleanze per governare e convergenze parlamentari su riforme istituzionali è destinato a fare una brutta fine. Un'alleanza per il governo dell'Italia (il nuovo ulivo?) dovrebbe nascere su 5 punti programmatici forti del PD (e uno di questi dovrebbe essere proprio la redistribuzione del reddito a mezzo tasse) e vedere chi ci sta. Chiedere prima chi ci sta e poi mettersi a discorrere su che cosa è rischioso (e vigliacco).

      Infine il nuovo ulivo è la nuova unione. L'Ulivo nasceva con l'ambizione di fondere insieme popolari, diessini, verdi e socialisti in un unico soggetto federato per poi fare il partito dell'Ulivo. Questo percorso, perdendo qualche pezzo, ha portato al PD. Quello che Bersani invece propone la nuova Unione e cioè un'armata brancaleone (da Bertinotti a Mastella, da Dini a Pecorario Scanio) che aveva un solo punto programmatico vincere per non far vincere gli altri. E se vinciamo così (dubito) duriamo al massimo 2 anni.

  • Stefano Minguzzi 16:57 on 24/04/2010 Permalink | Reply
    Tags: assemblea, , , , sinistra, voto   

    La capacità di una assemblea di votare è un buon indice di democrazia. Il fatto che tutti si siano concentrati sulla rissa verbale tra Fini e Berlusconi è un vizio. Il dato politico ineluttabile è che a destra, davanti ad uno scontro, si vota, mentre a sinistra si fanno caminetti.

    PS
    nel nostro piccolo al circolo PD di Balduina che mi accingo a lasciare abbiamo provato a distinguerci.

     
  • Stefano Minguzzi 13:47 on 08/04/2010 Permalink | Reply
    Tags: leader, , sinistra, vendola   

    Vendola può essere una grande risorsa, ma al momento non lo è per almeno 3 motivi:
    1) la sua rottura con parte della sinistra (comunisti, verdi, socialisti) è in contraddizione con il fatto che il PD tramite Vendola dovrebbe proprio prendere quei voti.
    2) è appena stato eletto ad una regione, cosa che lo dovrebbe impegnare per i prossimi 5 anni pena una qualche perdita di consensi.
    3) Vendola è segretario di un partito e per diventare leader di una coalizione è un limite.

    Sono punti facilmente rimovibili, ma le cose semplici vanno comunque fatte.
    (da un commento su Facebook

     
  • Stefano Minguzzi 17:34 on 31/03/2010 Permalink | Reply
    Tags: coalizione, , riformismo, sinistra   

    A me pare quasi ovvia la proposta di Vendola di azzerare tutto (http://www.unita.it/news/italia/96868/vendola_al_pd_berlusconi_non_andr_via_da_solo_azzeriamo_tutto_per_ripartire). Riprendiamo il laboratorio politico che il PD aveva promesso, ricominciamo ad includere invece che escludere pezzi di sinistra che nonostante la crisi del PD restano in crisi. Diamo radici forti ad un soggetto politico più grande, recuperando lo spirito primigenio dell’Ulivo: quello del partito riformista e non della coalizione omnicomprensiva. Su questa linea Bersani ha 3 anni di lavoro, altrimenti tutto si fa molto più difficile.

     
  • Stefano Minguzzi 13:00 on 02/12/2009 Permalink | Reply
    Tags: , bipolarimo, , , , , sinistra   

    Per salvare il bipolarismo va salvato Berlusconi 

    Il bipolarismo all’italiano e la sorte giudiziaria di Berlusconi. La resurrezione del centrismo partitocratico e la piazza del 5 dicembre. Le cose non sono come sembrano e vanno fatte subito scelte nette. (More …)

     
  • Stefano Minguzzi 17:17 on 28/10/2009 Permalink | Reply
    Tags: , sinistra, , studenti   

    Ma il movimento dove è? Al di là della crisi del PD e dei partitini della sinistra antagonista in questo paese manca, e tanto, un movimento che dia corpo e anima ad una moltitudine di lotte. Nel periodo 1999-2003 solo la cecità dell’attuale gruppo dirigente del PD non permise la contaminazione tra movimenti e partiti. Un’occasione parzialmente persa (oggi quasi tutte le parole d’ordine di quel movimento sono entrate nell’agenda della sinistra e persino della destra). In verità Bertinotti e in parte Pecoraro Scanio provarono a inglobare il movimento all’interno dei loro partitini. Lo shock uccise tutti i soggetti interessati: il movimento incapace di impoverirsi a sufficienza per entrare in un partitino, i partitini incapaci di mutare così profondamente quanto l’ingresso di un movimento richiedeva. Il risultato è stato 5 anni di assenza totale di un movimento presente nelle strade, nelle associazioni, nelle imprese, nelle scuole. L’anno passato abbiamo visto la timida (timidissima) comparsa dell’onda, un movimento studentesco tenuto assieme da una serie di errori della Gelmini che ha resuscitato uno spirito di protesta ritenuto narcotizzato per sempre. E’ un’avvisaglia di qualcosa di più importante? Oppure è solo un fuoco di paglia? A livello internazionale gruppi sparsi lavorano sui temi dell’ambiente e dell’economia, ma non mi paiono in grado di fare rete. Paradossalmente oggi abbiamo più strumenti che mai per comunicare orizzontalmente, ma nessun movimento che lo faccia in maniera sistematica. Una rete sfilacciata che per ora non riesce a dettare alcuna agenda. Non so se dovremo aspettare il rinnovamento della generazione dei ventenni oppure un grande evento che faccia da catalizzatore (come lo furono Seattle, il G8 di Genova o la guerra all’Iraq), ma quello che è certo è che la sinistra europea non può tornare al potere senza una società mobilitata o comunque attiva.

     
  • Stefano Minguzzi 15:01 on 27/10/2009 Permalink | Reply
    Tags: , , , , , sinistra   

    Rutelli se ne va o rimane? Capisco che molti di quelli che mi conoscono possono immaginare che non sia addolorato per la probabile uscita di scena di Rutelli dal panorama del PD. Però non si può liquidare con una battuta l’uscita di scena dell’ultimo segretario della Margherita, co-fondatore del PD. Un’uscita presa a tavolino, parrebbe, che aspettava da mesi un fatto politico tale da giustificare l’uscita. I teocon (battezzati gentilmente teodem) voluti da Rutelli prima nella Margherita poi nel PD ci hanno più volte provato, ma nessuno ha abboccato. Alla fine il fatto è la vittoria alle primarie partecipatissime di Bersani con uno scarto abissale dal secondo. La colpa di Bersani sarebbe quella di aver spostato il PD troppo a sinistra per rincorrere IdV e sinistre sparse. Un processo alle intenzioni che non dà nemmeno il beneficio del dubbio al nuovo segretario del PD.
    Personalmente ho enormi perplessità che la linea congressuale di Bersani possa essere utile al PD (soprattutto sul fronte delle alleanze), ma non mi sognerei mai di uscire dal partito sulla base di sensazioni e opinioni tutte da verificare. E io non sono un dirigente del partito. Ritengo quindi l’uscita di Rutelli viziata da una lettura ideologica della situazione e improntata ad un certo opportunismo. Rutelli esce dal PD per rafforzare quel non luogo della politica (solo italiana) che è il centro. Un partito che raccolga gli sconfitti dei due poli: Casini, Pezzotta e Rutelli appunto. Il sogno è l’appoggio di Montezemolo.

    Parliamoci chiaro, ai tempi dell’Unione ipotizzavo che quella fosse una santa alleanza contro Berlusconi in difesa della Costituzione e della Repubblica. Vedevo nell’Unione pezzi di destra e di sinistra e facevo giusto il caso di Rutelli che, senza Berlusconi, sarebbe stato più a suo agio a destra che a sinistra. Oggi ci siamo arrivati. Il fantomatico “centro” di Rutelli e Casini non è altro che una destra moderata e riformista, ancora abbastanza clericale, ma sicuramente più moderna della destra leghista. Una destra che dovrebbe piacere a Fini e agli ex-socialisti della PDL per intenderci.
    Se questo è lo schema il PD non deve temere di perdere voti per la fuoriuscita di Rutelli. Il campo di riferimento rimane intatto, Rutelli si sposta di campo, ma non porta via rappresentanza. Sorvolando sul reale peso politico di Rutelli (visto l’esito delle elezioni a sindaco di Roma), non pare che Rutelli, spostandosi in casa dell’UdC, dia rappresentanza ad una fetta di italiani che oggi votano PD.

    Tutto sommato spero che se Rutelli ha deciso di fare il terzo cambio di orizzonte politico della sua storia (il primo dai radicali ai verdi e il secondo dai verdi alla margherita) che lo faccia nel modo più trasparente possibile, senza strascinamenti o ambiguità. D’altronde il PD deve dare una risposta a questa mossa dell’ex. La capacità di Bersani di gestire la situazione si vedrà nell’azione politica che saprà mettere in campo per rendere il PD il terminale della rappresentanza delle fasce deboli del paese.

    PS
    Bersani, non cerchi l’identità ossessivamente, ma la rappresentanza. Ma sono certo che Bersani si rivelerà molto più innovatore di chi lo ha candidato.

     
  • Stefano Minguzzi 12:24 on 20/10/2009 Permalink | Reply
    Tags: , , liberalismo, sinistra   

    Tremonti, il comunismo e il posto fisso. Negli ultimi giorni il ministro dell’economia del governo di destra, Giulio Tremonti, pare aver rispolverato Marx ed essere ritornato in seno alla famiglia socialista. L’Unità, buttandola un po’ in caciara, titola “comunista” con una foto di Tremonti. A ben guardare la frase di Tremonti in difesa del posto fisso e contro il “mercatismo” pare molto un’abile mossa per distrarre l’opinione pubblica dalle decisioni che sta prendendo (scudo fiscale, tagli alla scuola…). Però diamo credito a Tremonti e ragioniamo sulle posizioni che sinistra e destra hanno avuto negli ultimi 10 anni in materia economica. Quando Tremonti attacca gli alfieri del libero mercato cita dei casi specifici: privatizzazione autostrade, telecom, banche di interesse nazionale (comit, credit etc) e flessibilità del mercato del lavoro. Fa strano notare che sono tutti provvedimenti presi da governi di centrosinistra (Amato, Ciampi, Prodi, D’Alema). Al contrario i governi Berlusconi si sono succeduti per una certa ignavia in temi economici. In pratica la destra italiana è intervenuta soprattutto sulla spesa, mentre la sinistra ha agito sul campo delle riforme. La sinistra italiana, ex-comunista e per nulla socialista, si è aperta e caricata il ruolo della forza riformista liberale. La destra italiana, nazionalista, razzista e molto più socialista della sinistra, non ha prodotto una cultura riformista in campo economico. In pratica la destra ha costruito il suo successo intorno al mito del premier imprenditore che fa bene all’economia a prescindere, verrebbe da dire.
    La sinistra ci interessa di più. Le posizioni in campo economico di PDS e poi di DS sono state molto vicine a quelle della terza via mondiale. Posizioni che hanno lasciato il segno nel gruppo dirigente, ma quasi per nulla nell’elettorato. Se in Italia gli elettori di sinistra sono per lo più nostalgici di un passato che fu (ma poi lo fu?), il gruppo dirigente del PD di oggi (gran parte di quello di DS e PDS) pare invece smemorato delle decisioni e posizioni prese negli ultimi 10 anni.
    Personalmente ritengo che l’Italia non abbia bisogno di una sinistra che scopra il socialismo da buon ultima in Europa (e nel momento di sua massima crisi), ma che si sappia interrogare sui frutti che il liberalismo (da non confondere con il liberismo!) può offrire alla società odierna. Un orizzonte che prevede una società libera e aperta.

     
  • Stefano Minguzzi 19:19 on 17/10/2009 Permalink | Reply
    Tags: , , riformismo, sinistra,   

    Bel corteo antirazzista a Roma. Forse ha contribuito ad alzare la pressione atmosferica e spazzare via le nubi e le previsioni di pioggia. Dal palco hanno parlato di 200 mila persone, un buon successo in un’Italia che non e’ piu’ quella di 6 anni fa quando il corteo contro la Bossi-Fini raccoglieva una straripante folla multicolore che la questura riduceva a 300 mila persone. Quella piazza non ottenne alcun successo, speriamo che questa di oggi abbia sorte migliore.
    Faccio pero’ una considerazione: un corteo che vuole incidere sul quadro nazionale non puo’ fare a meno di un dialogo con le forze che stanno in parlamento. Un PD che vuole essere forza di opposizione nel paese al governo delle destra non puo’ non stare in questa piazza. Questo e’ un cortocircuito. Ho visto sfilare molte sigle della cosiddetta societa’ civile: Arci, sindacati, associazioni. Ho anche visto qualche bandiera di partiti politici: PRC, Sinistra cristica, Sinistra rivoluzionaria, IdV. Non ho visto Verdi, Sinistra e Liberta’, Socialisti e, ovviamente, quelle del PD.
    Una sinistra che diventa forza di opinione non puo’ che radicalizzarsi e perdere contatto con il paese nel suo complesso. Diventare, al massimo, una rappresentanza di una sola minoranza. Una sinistra riformista invece avrebbe tutto da guadagnare a stare in piazza e a costruire rapporti stabili con quelle rappresentanze della societa’. Un modo che potrebbe rivitalizzare sia il PD, che altrimenti si affloscia in un organismo puramente burocratico, che la societa’ che avrebbe uno sbocco politico alle sue richieste.

     
  • Stefano Minguzzi 10:58 on 05/10/2009 Permalink | Reply
    Tags: giugni, , sinistra, statuto lavoratori   

    E' morto l'ex ministro del Lavoro Gino… 

    E’ morto l’ex ministro del Lavoro Gino Giugni. Secondo quanto si è appreso, il ‘padre’ dello Statuto
    dei lavoratori è deceduto a Roma dopo una lunga malattia. Aveva 82 anni. Gino Giugni era nato a Genova il primo agosto del ’27. Professore di diritto del lavoro all’università di Roma, è stato presidente del Psi ed è considerato il padre dello ‘Statuto dei diritti dei lavoratori’ del 1970. Dottore honoris causa alle Università di Buenos Aires e di Nanterre, ha insegnato a Parigi e Los Angeles, ed è stato presidente dell’Accademia europea di diritto del lavoro. Collaboratore negli anni ’60 del ministro del Lavoro Giacomo Brodolini (primo socialista ad occupare quel dicastero negli anni del centrosinistra e vero ‘padré dello Statuto dei lavoratori), negli anni ’80 Giugni ha presieduto le commissioni ministeriali per la riforma delle liquidazioni e sul costo del lavoro. Nel marzo del 1983 e’ stato gambizzato a Roma dalle Brigate Rosse. Eletto senatore nelle politiche dell’83, Giugni è diventato presidente della commissione Lavoro di Palazzo Madama. Dall’aprile 93 al maggio 94 ricoprì la carica di ministro del Lavoro e della sicurezza sociale del governo Ciampi. Negli ultimi anni ha ricoperto tra l’altro la carica di presidente della Commissione di Garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali.

     
  • Stefano Minguzzi 14:35 on 04/10/2009 Permalink | Reply
    Tags: , sinistra,   

    Gli irlandesi dicono di si' all'Europa… 

    Gli irlandesi dicono di si’ all’Europa. E’ un’ottima notizia per chi e’ di sinistra perche’ non possiamo fare a meno dell’Unione Europea (UE). La sinistra continentale ha ormai nel suo DNA il progetto comunitario e ogni rallentamento a quel progetto corrisponde un passaggio a vuoto dei partiti progressisti.

     
  • Stefano Minguzzi 09:35 on 23/08/2009 Permalink | Reply
    Tags: civiltà, , , , sinistra, ,   

    Una scelta civile. La questione è semplice: qua non si tratta di essere di destra o di sinistra, progressisti o conservatori, moderati o estremisti. Si tratta di civiltà. Vogliamo continuare ad essere un paese dell’occidente democratico oppure preferiamo scegliere la via dell’autoannientamento della nostra società e della nostra storia? L’aggressione selvaggia di ieri notte a Roma ci parla di una legge della giungla, dove il più forte sopraffà il più debole solo ed esclusivamente in base alla forza fisica, dove la violenza diventa l’unico valore, dove può protestare solo chi picchia più forte. Se oggi una bottiglia o un coltello a serramanico bastano a “farsi valere”, allora domani spunterà fuori una pistola. Se uno che si sente forte massacra di botte il malcapitato di turno, la risposta sarà fare un gruppo numeroso per “fargliela pagare”. Non ci sono alternative: o si è dalla parte della società e della civiltà o si è contro. Chi difende queste bestie è una bestia. Non esistono posizioni di “centro”, non esistono compromessi, perché uno che ti spacca una bottiglia in testa non è migliore se ti prende “solo” a pugni.

     
  • Stefano Minguzzi 12:01 on 29/07/2009 Permalink
    Tags: , , altermondialismo, cambiamento, change, , climate, climatico, , , , , giornalisti, , , integrazione, Iran, , , , , miliziani, minaccia, musica, , , , , protesta, revolution, rifugiati, , sinistra, , , traccia,   

    un po' di link 

    Saba una voce da regina – Local | L’espresso
    SOMALIA UNHCR SEMPRE PIU PROFUGHI TENTANO TRAVERSATA VERSO YEMEN – Agenzia di stampa Asca
    PeaceReporter – Somalia, i ribelli nominano un’amministrazione parallela a Mogadiscio
    Iris Press – PD: MARINO, ACCOGLIERE LE VARIE ANIME DELLA SINISTRA
    Fund promotes African adaptation to climate change – SciDev.Net
    Boris Kagarlitsky – Confessions of Cassandra – Transnational Institute
    Fred Halliday – Iran’s tide of history: counter-revolution and after – Transnational Institute
    LSDI : ”Tracciare” il web per capire il ciclo delle notizie
    LSDI : Almeno 200 i cronisti italiani minacciati

     
  • Stefano Minguzzi 10:00 on 17/07/2009 Permalink
    Tags: , , condizionatori, , , etica, , , , , idv, , , , , , , , mezzogiorno, nero, , , raffreddamento, , , sinistra, social, , sostegno, , , warming   

    un po' di link 

     
  • Stefano Minguzzi 18:00 on 16/07/2009 Permalink
    Tags: , , candidatura, , , , , , pianeta, , sinistra, socialisti, tesseramento,   

    un po' di link 

     
  • Stefano Minguzzi 17:07 on 24/06/2009 Permalink
    Tags: , mappa, , PDL, provincia, sinistra   

    La nuova mappa d'Italia 

    La nuova mappa d’Italia. Dopo le elezioni amministrative ecco la mappa d’Italia in base al colore delle provincie.

    0824p02

     
  • Stefano Minguzzi 11:43 on 23/06/2009 Permalink
    Tags: , elettori, , sinistra   

    Gli elettori indicano la strada al PD. Credo che il problema dell’UdC è che persegue una linea contraria al bipolarismo. Un’alleanza a livello nazionale con loro sarebbe a somma zero. I risultati di questi giorni ci “segnalano” che chi smette di votare PD vota Sinistra e Libertà, Radicali e IdV. Con loro va fatto un ragionamento. E nel frattempo bisogna fare un buon lavoro nei territori, come ha fatto Emiliano a Bari o Zanonato a Padova (dove UdC era alleato con la destra).

     
  • Stefano Minguzzi 10:35 on 06/06/2009 Permalink
    Tags: , previsioni, sinistra, voto   

    Inizia il weekend elettorale. Tra poco esco di casa e inizio il tour de force elettorale come rappresentante di lista del PD. Tra oggi e domani consumerò molte vocali e consonanti, mi rovinerò un po’ gli occhi a contare schede e a vedere segni semi invisibili. Spero che questa volta lo spoglio finisca entro le 2 di notte e si riesca ad avere un quadro definitivo del voto già lunedì mattina (o al massimo lunedì sera).

    I miei pronostici: PDL al 40%, PD al 27,5, comunisti 4% (sopra la soglia solo in qualche circoscrizione), sotto la soglia Sinistra e Libertà e Radicali, IdV al 8%. (Tutti i dati si intendono con un’approssimazione per eccesso/difetto dello 0,5%). Ah, andrà a votare il 65% degli italiani.

     
  • Stefano Minguzzi 09:32 on 03/06/2009 Permalink
    Tags: , , idv, , Lega, , PDE, PDL, PPE, pse, sinistra, udc   

    La partita delle europee. Il 6 e il 7 giugno si vota per il parlamento europeo. La sfida, a livello continentale, è tra i due gruppi più forti: i popolari (PPE) e i socialisti (PSE). I primi, che in Italia si definiscono centristi, sono la destra moderata, i secondo sono la sinistra moderata. Al centro di questa tornata ci sta anche l’Italia: il debutto in Europa del PD e la formazione di un nuovo gruppo dei socialisti e democratici europei potrebbe spostare l’asse del governo d’Europa. L’attuale commissario Barroso infatti è espressione della destra europea ed è un campione delle politiche neoliberiste (prima come premier portoghese poi come commissario della UE). Lo spostamente del PDE, con al suo interno il movimento di Bayrou e 5-6 partiti riformisti e laburisti, dall’ALDE (liberali) al PSE (socialisti) dovrebbe bastare a compensare la crisi delle formazioni storiche (SPD, PSOE e PSF oltrre i laburisti inglesi).
    In Italia di tutto questo scontro si viene a sapere solo per qualche (sterile) polemica sul posizionamento del PD. E’ anche vero che nel gruppone dei socalisti e democratici andranno a confluire anche gli eletti di Sinistra e Libertà in quota di Sinistra Democratica e dei Socialisti. Non mi pare però che agli italiani interessi più di tanto la conformazione del parlamento europeo. Forse a torto lo giudicano un problema tutto di politica-politicante. Come al solito siamo più interessanti a questioni ombelicali (questo volta anche un po’ più sotto) che riguardano solo il Belpaese. Parlando solo di politica vedo 3 sfide:

    1. all’interno della destra: il PDL di Berlusconi vuole raggiungere il 40% per poter trattare la resa di Lega e UDC in modo da costruire il partito unico. E’ forse l’ultima sfida di Berlusconi al sistema ed è la più difficile da realizzare perché la Lega sta benissimo e anzi continua a crescere rubando voti al nord proprio alla PDL ora in difficoltà anche al sud (Abruzzo e Sicilia). L’UDC, a dispetto delle previsioni, sopravvive e mantiene invariato il proprio peso elettorale (5-6%).
    2. all’interno della sinistra: IDV (DiPietro), PRC-PdCI e Sinistra e Libertà si contendono il voto di protesta e in uscita dal PD. Al momento l’unico che ha buone chance di superare lo sbarramento del 4% è DiPietro. Il che aprirebbe scenari impensabili solo qualche mese fa. Di Pietro parla apertamente di un suo nuovo partito capace di restare stabilmente all’8% e quindi sotterrare ogni ambizione di quel che rimane a sinistra del PD.
    3. all’interno del PD: se la campagna populista di Franceschini funzionerà il PD dovrebbe riuscire a continuare la sua risalita fino al 27-28%. Il problema viene dopo: per esigenze elettorali si può anche scommettere sul populismo, ma è difficile poi continuare su quella strada dopo le elezioni. Il congresso, soprattutto se si arrivasse al 28%, sarà determinante. Ad oggi pare che le due posizioni in campo siano una interessata a resuscitare la vecchia coalizione ulivista (da Casini a Ferrero passando per Pannella e DiPIetro), l’altra intenzionata a portare avanti la posizione veltroniana del “campo riformista” con possibili alleanze solo con chi appoggia il programma del PD. Al centro della questione però sempre e solo un punto: un PD sotto al 30% può allearsi con chiunque, ma non vincerà mai.

    Ecco perché il 6 e il 7 giugno è importante andare a votare: per l’Europa e, se non per l’Italia, almeno per il tipo di politica che vorremmo nel nostro paese. Benché ci siamo molti sfascisti che ripetono che il voto non conta, è dai risultati elettorali che si sono ottenuti i cambi di segreteria, le dimissioni di capi di governo, l’inizio delle faide interne ai partiti di maggioranza. Chi vuole contare per prima cosa ci prova, agli altri i pettegolezzi.

     
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