Si avvicina il 9 maggio, il bici day voluto dal ministro dell’Ambiente Prestigiacomo. Negli ultimi giorni i lanci di agenzia che preparano la giornata lasciano intravedere un pochino di ciccia dietro alla solita retorica. Il leit-motiv è città a misura di ciclista (e quindi di persone dico io). Al momento perà il ministero si è impegnato ad istituire insieme alla giornata nazionale della bicicletta un mix di interventi che prevedono:
negli edifici adibiti a pubbliche funzioni dove si svolgono attività a contatto con il pubblico e che dispongano di cortili o spazi comuni, l’amministrazione riservi un’apposita area alle biciclette degli utenti, segnalando sul proprio sito istituzionale la presenza dell’area riservata. Sempre nell’ottica dell’adozione di misure concrete per favorire l’utilizzo in città delle biciclette si è inoltre deciso di rendere possibile il trasporto delle biciclette pieghevoli sui tram, nei giorni feriali e festivi, senza limiti di numero e di orario.
Comuni, Provincie e Regioni dovrebbero prevedere nei propri piani della mobilità: parcheggi per le bici vicino a metro e ferrovie urbane, vagoni adatti al loro trasporto a bordo. Roma, con il suo assessore all’ambiente, dovrebbe presentare un piano della mobilità che prevede 1.000 km di piste ciclabili (oggi 200 km) e un potenziamento del bike-sharing da 27 a 2.000 postazioni.
L’obiettivo esplicito è innalzare il numero di persone che si spostano in bici: a Roma siamo allo 0,4% contro il 5% di Milano. La mia personale opinione è che la mancanza di piste ciclabili rende veramente pericoloso andare in bici a Roma. Aggiungiamoci l’estensione della città eterna, che rende faticoso e lungo qualsiasi spostamento, e la presenza di colline in una larga fetta del territorio comunale ed il gioco è fatto.
D’altronde però finora anche chi ha voluto promuovere la bici come mezzo di spostamento lo ha fatto puntando al suo impiegno nel tempo libero. Al contrario una città con 2 fiumi (Tevere e Aniene) avrebbe due autostrade pianeggianti che attraversano Roma e che consentirebbero, almeno ai quartieri limitrofi (da nord a sud: Labaro, Tor di Quinto, Flaminio, Delle Vittorie, Prati, Trionfale, centro storico, trastevere, testaccio, ostiense, marconi, san paolo, montagnola, eur, magliana) di muoversi in bici. Basterebbe organizzare reti locali di piste ciclabili, magari nelle stesse strade dove passa il tram che ha bisogno di pendenze moderate.
Infine un impegno in prima persona: dopo il 9 maggio riprenderò in mano la mia vecchia bici (c’ha nemmeno 7 anni a dire il vero, ma è ferma da almeno 5), la rimetto a posto e parto. Gli spostamenti casa-lavoro sono fattibili (e si sta pure in forma). Il 9 farò la tara a quanto verrà presentato da De Lillo a Roma e dalla Prestigiacomo a livello nazionale.